Adesso, chi ha perso il lavoro per motivi non riconducibili alla propria volontà può avere la possibilità di fruire della Naspi per massimo due anni
Il periodo di rodaggio è finito. Il Governo presieduto da Giorgia Meloni è ora chiamato alla prova dei fatti. E i fatti, quindi, la realtà, sono la drammatica situazione economica che vive il Paese. Ecco quindi cosa ha intenzione di fare l’Esecutivo su alcuni dei temi più caldi.

“La riforma del reddito di cittadinanza è certamente importante, ma da sola non risolve i problemi del settore nel reperimento di competenze qualificate. Al momento infatti mancano all’appello 193mila persone rispetto al 2019. Di cui 107mila posti di lavoro che prima della pandemia avevano un contratto a tempo indeterminato. Professionisti, dunque, con esperienza nel settore”. A rinnovare l’allarme per la mancanza di figure professionali idonee è la Fipe Confcommercio che ricorda le stime Excelsior Unioncamere secondo cui le assunzioni programmate per il trimestre ottobre-dicembre 2022 sono 139mila ma il 56% delle imprese denuncia difficoltà nel reperimento a causa della scarsa esperienza e del ridotto numero di candidati.
“I percettori di Naspi dovrebbero, infatti, essere inseriti in percorsi di re-skilling e di formazione per poter poi accedere a nuovi impieghi in nuovi comparti come quello della ristorazione che ha urgente necessità di recuperare i posti di lavoro persi nel corso dei due anni di Pandemia”, prosegue l’associazione di imprese aderente a Confcommercio.
Per la quale “orientamento e riqualificazione sono strumenti necessari per restituire al settore la capacità di fare innamorare le persone di un lavoro qualificante, gratificante che rappresenta una reale opportunità di vita e professionale e che contribuisce a costruire l’immagine del nostro Paese nel mondo”.
Cosa farà il Governo Meloni
Il Reddito di cittadinanza non sarà a vita ma sarà rinnovabile per periodi sempre più brevi e con un assegno a scalare. Inoltre chi rifiuterà anche una sola offerta di lavoro perderà il sussidio. Lo spiega il Corriere della Sera in un articolo che riporta le parole del sottosegretario al Lavoro, il leghista Claudio Durigon.
La proposta della Lega, secondo il sottosegretario, “è più morbida di altre che circolano nella coalizione, ma si muove nello stesso solco”. E il punto di partenza è che “il sussidio non può essere a vita. Va fissato un termine oltre il quale non si può andare, un po’ come con la Naspi”, l’indennità di disoccupazione.
Allo stato attuale, chi ha perso il lavoro per motivi non riconducibili alla propria volontà, può avere la possibilità di fruire della Naspi per una durata massima di due anni. Un percorso “ragionevole”, secondo Durigon, “prevede, dopo i primi 18 mesi di Reddito, che si possa andare avanti al massimo per altri due anni e mezzo, ma con un décalage”.
In sostanza dopo i primi 18 mesi, se la persona non ha trovato un lavoro, sarà sospesa dal sussidio e inserita per sei mesi in un percorso di politiche attive del lavoro. Se dopo 6 mesi la persona è ancora senza lavoro, potrebbe ottenere di nuovo il Rdc. “Ma con un importo tagliato del 25% e una durata ridotta a 12 mesi”, durante i quali continuerebbe a fare formazione.
Se anche dopo questo periodo il beneficiario non è entrato nel mercato del lavoro, verrà sospeso per altri sei mesi. Passati i quali potrà chiedere per l’ultima volta il Rdc, questa volta “solo per sei mesi e per un importo decurtato di un altro 25%. Prenderà cioè la metà di quanto prendeva all’inizio”.

La riforma prevederà poi che si decade dal diritto al reddito anche rifiutando una sola offerta congrua di lavoro, oggi sono due. Da questa stretta verrebbe colpito “un percettore su tre del Rdc”, dice Durigon. Infine, c’è il versante dei controlli. “Pensiamo – dice il sottosegretario – che il sistema non debba più essere gestito centralmente dall’Inps ma sul territorio dai Comuni, che conoscono meglio le reali situazioni di povertà”.
Il taglio Naspi rischierebbe di diminuire il periodo di accredito delle mensilità della disoccupazione, dove i disoccupati che hanno lavorato per quattro anni, potrebbero non ricevere più la Naspi per i due anni attualmente concessi.




